Perchè non bisogna scendere a compromessi quando si pedala?

Nel percorso sportivo di chi fa della bicicletta la propria passione può capitare di trovarsi di fronte a delle scelte:

Posizione in sella votata alla performance o al comfort?
Allenamenti mirati o uscite libere?
Che tipo di alimentazione?
Quali accorgimenti quando non si pedala?

Da queste domande nasce di frequente la necessità di dover trovare una serie di compromessi, che metta d’accordo i mille aspetti che concorrono a definire la propria identità come ciclista. Spesso questi compromessi consentono di rimanere entro la propria zona di comfort: forse per la paura di cambiare le proprie abitudini, o forse per non voler far fronte al fatto che certe vecchie convinzioni andrebbero resettate, sta di fatto che non è sempre così immediato abbandonare la strada che è stata seguita per mesi o anni per provare qualcosa di nuovo. In questo modo si lasciano però in sospeso aspetti che, se trattati con un approccio più consapevole, possono dare enormi vantaggi a chi percorre itinerari di ogni tipo per le strade di tutto il mondo.

Di fatto il primo passo da fare è cambiare il proprio punto di vista: nel momento in cui si ricerca un compromesso, lo si fa tra estremi che non rappresentano mai l’unicità di ogni membro del popolo che pedala. È invece di primaria importanza capire che ogni soluzione che viene trovata deve essere pensata su di sé, tenendo conto di quali siano i punti forti e quelli deboli, senza volersi avvicinare a nessuno stereotipo né voler far collimare mondi contrastanti. L’abito da indossare deve essere cucito su misura, e ogni soluzione deve essere pensata per assecondare le proprie esigenze al 100%.

La posizione in sella deve essere la migliore in rapporto a proporzioni corporee, retrazioni o asimmetrie muscolari, tipo di prestazione richiesta, background sportivo, infortuni pregressi. Allo stesso modo, tipologie di allenamenti e alimentazione devono tenere conto del livello atletico, degli obbiettivi che ci si prefiggono, del tempo a disposizione da poter investire sulla propria passione, del tipo di metabolismo, dello stile di vita in generale. Non ha senso quindi voler emulare lo stile di atleti considerati icone di questo sport; bisogna invece capire quali sono le esigenze del proprio corpo per poter rendere al massimo delle PROPRIE potenzialità.

Trovare l’equilibrio e lasciare la porta aperta a continue contaminazioni esterne permette di arricchire continuamente il proprio bagaglio come atleti e non solo. Il passo in più si fa nel momento in cui non solo si sanno scegliere delle persone di fiducia che sappiano dare i consigli giusti, ma si è in grado di “leggere” i segnali del corpo, riuscendo a fornire dei feedback sulle sensazioni percepite e creando uno scambio di informazioni che permetta di fare il vero salto di qualità. Solo in questo modo ci si possono togliere i panni del ciclista improvvisato e si può intraprendere il proprio percorso verso la scoperta dell’universo che ruota attorno a questa fantastica disciplina.

FABIO BARONTI

Dottore in scienze motorie.

Collaboratore presso il centro di biomeccanica e preparazione fisica CTFlab, laureato in scienze motorie e preparatore atletico del team UCI Continental Cycling Team Friuli.